UNI EN 1838:2025 – La nuova era dell’Illuminazione di Emergenza (Parte II)

La nuova dimensione operativa della sicurezza illuminotecnica

Negli ultimi decenni la progettazione della sicurezza negli edifici ha subito una trasformazione profonda, determinata dall’evoluzione delle tecnologie, dall’aumento della complessità funzionale degli ambienti e dalla crescente integrazione tra sistemi impiantistici, architettura e gestione del rischio.

Anche il ruolo dell’illuminazione di emergenza ha cambiato natura.
Se in passato la sua funzione principale era limitata alla guida verso le vie di esodo, oggi la nuova UNI EN 1838:2025 riconosce che la sicurezza durante un’emergenza richiede un approccio più articolato, capace di supportare non solo l’evacuazione, ma anche la gestione operativa delle prime fasi critiche.

Tra gli elementi più significativi introdotti dalla norma emerge il concetto di illuminazione di area locale, una funzione che riflette un cambiamento culturale nella progettazione illuminotecnica e nella gestione della sicurezza.

Dal concetto di evacuazione immediata alla gestione dell’emergenza

Per lungo tempo la progettazione dei sistemi di illuminazione di emergenza si è basata su un presupposto implicito: in caso di interruzione dell’illuminazione ordinaria, la priorità assoluta è l’evacuazione immediata dell’edificio.

Questo paradigma, pur rimanendo valido in molti scenari, non è sempre coerente con la realtà operativa degli edifici contemporanei.
In contesti complessi come strutture sanitarie, impianti industriali, centri direzionali, infrastrutture di trasporto o edifici con strategie di evacuazione progressive, l’emergenza può richiedere una gestione più articolata. Non tutte le persone abbandonano l’edificio nello stesso momento e non tutte le attività possono essere interrotte istantaneamente.

La nuova impostazione normativa riconosce questa complessità, introducendo una classificazione più chiara delle diverse funzioni dell’illuminazione di sicurezza.

La classificazione funzionale nella UNI EN 1838:2025

La norma distingue in modo più esplicito tra diverse tipologie di illuminazione di emergenza, ciascuna con obiettivi specifici:

  • illuminazione delle vie di esodo
  • illuminazione antipanico
  • illuminazione per luoghi con rischi speciali
  • illuminazione di area locale
  • illuminazione di riserva

Ogni funzione risponde a esigenze differenti, legate al comportamento delle persone, alla natura degli ambienti e alla tipologia di rischio.

Illuminazione di area locale: definizione normativa e interpretazione progettuale

L’illuminazione di area locale è destinata a garantire condizioni visive adeguate nelle aree in cui alcune persone autorizzate devono rimanere temporaneamente durante l’emergenza.

Il suo scopo principale è consentire:

  • il completamento di operazioni preliminari all’evacuazione
  • la gestione coordinata delle prime fasi dell’evento critico
  • la permanenza controllata in ambienti specifici

Questa funzione non deve essere confusa con l’illuminazione delle vie di fuga, con l’illuminazione antipanico o con quella destinata ai luoghi con rischi speciali.

L’illuminazione di area locale non è progettata per garantire la prosecuzione delle attività produttive né per supportare interventi su processi pericolosi.
Essa rappresenta invece uno strumento di sicurezza legato alla gestione dell’edificio e al comportamento organizzato delle persone durante l’emergenza.

Il ruolo strategico della valutazione del rischio

Uno degli elementi più innovativi della nuova norma è l’integrazione sempre più stretta tra progettazione illuminotecnica e analisi del rischio.

L’individuazione delle aree in cui è necessaria l’illuminazione di area locale deve derivare da una valutazione approfondita che tenga conto degli scenari di emergenza plausibili, delle modalità di evacuazione previste, della presenza di personale addestrato e dell’organizzazione delle procedure di sicurezza.

Questo implica un cambio di approccio nella progettazione: non è più sufficiente applicare criteri standardizzati o valori predefiniti, è necessario comprendere il funzionamento reale dell’edificio.
Il progettista deve quindi dialogare con responsabili della sicurezza, direzione tecnica, facility manager e progettisti architettonici e impiantistici.
L’illuminazione di emergenza diventa così parte integrante del sistema edificio.

Contesti applicativi dell’illuminazione di area locale

La necessità di questa tipologia di illuminazione si manifesta in una varietà di contesti.

Tra i più rilevanti si possono individuare strutture ospedaliere, edifici con evacuazione differita o progressiva, sale di controllo e supervisione, ambienti con presenza di personale addetto alla gestione dell’emergenza e infrastrutture critiche.

In questi casi la sicurezza non dipende esclusivamente dalla rapidità dell’evacuazione, ma dalla capacità di gestire in modo coordinato le operazioni. L’illuminazione di area locale supporta questa fase intermedia tra il verificarsi dell’evento e l’abbandono dell’edificio

Differenza fondamentale con l’illuminazione per luoghi ad alto rischio

Uno degli errori più comuni nella progettazione è la confusione tra illuminazione di area locale e illuminazione per luoghi con rischi speciali.

Quest’ultima è destinata a proteggere operatori coinvolti in attività pericolose e richiede livelli illuminotecnici significativamente più elevati.

Nel caso dell’illuminazione di area locale, invece, il focus è sulla gestione organizzativa dell’emergenza e sulla permanenza temporanea di persone autorizzate.

Questa distinzione ha implicazioni rilevanti sia dal punto di vista tecnico sia normativo.
Una progettazione non coerente può comportare sovradimensionamenti non necessari, carenze di sicurezza o non conformità normative.

Requisiti progettuali e criteri illuminotecnici

La progettazione dell’illuminazione di area locale richiede un approccio metodologico significativamente diverso rispetto alle altre funzioni dell’illuminazione di emergenza.
Mentre l’illuminazione delle vie di esodo e quella antipanico si basano su criteri relativamente standardizzati, l’illuminazione di area locale implica un’analisi puntuale del comportamento operativo previsto durante l’emergenza.

Il progettista non deve limitarsi a garantire un livello di illuminamento minimo su una determinata area, ma deve individuare con precisione le zone in cui è necessario assicurare condizioni visive adeguate per consentire la gestione controllata delle prime fasi dell’evento critico.

Uno degli aspetti centrali riguarda la distribuzione luminosa.

L’illuminazione deve garantire leggibilità, stabilità visiva e assenza di contrasti critici nelle aree operative. Il livello di illuminamento deve derivare dalla valutazione del rischio, abbandonando una logica puramente prescrittiva a favore di un approccio prestazionale.

La progettazione deve inoltre garantire continuità percettiva tra le diverse zone dell’edificio, evitando discontinuità luminose tra aree operative, vie di esodo e spazi antipanico.
Anche il posizionamento degli apparecchi deve essere studiato in funzione delle attività, dell’angolo di osservazione e della configurazione dello spazio. 
Il tempo di attivazione rappresenta un parametro critico: la luce deve essere disponibile rapidamente per evitare perdita di controllo nelle fasi iniziali dell’emergenza.

Cosa cambia concretamente nel progetto illuminotecnico

L’introduzione dell’illuminazione di area locale comporta un cambiamento concreto nel lavoro del progettista.

La definizione delle aree non può più essere standardizzata, ma deve derivare dalla strategia di sicurezza dell’edificio. Il layout impiantistico diventa più mirato: non si aumenta la quantità di luce, ma si migliora la qualità e la posizione.

Anche il calcolo illuminotecnico evolve: I valori minimi richiesti non possono scendere al di sotto dei valori richiesti per l’illuminazione di sicurezza delle vie di esodo ( 1 lx ), ma il risultato della valutazione dei rischi potrebbe richiedere un livello di illuminamento più elevato, così come un tempo di funzionamento esteso rispetto alle normali prescrizioni.

Errori progettuali più comuni nell’illuminazione di area locale

L’introduzione di questa funzione ha evidenziato alcune criticità ricorrenti.

Uno degli errori più frequenti consiste nell’applicare criteri tipici delle vie di esodo o delle aree antipanico senza considerare la specificità delle aree locali.

Un’altra criticità è la confusione con l’illuminazione per luoghi ad alto rischio, che porta a soluzioni sovradimensionate o incoerenti.

Spesso manca un’integrazione reale con la valutazione del rischio e con le strategie di evacuazione.

Infine, un approccio troppo focalizzato sui valori numerici può compromettere la qualità reale delle condizioni visive.

Conclusioni

La UNI EN 1838:2025 introduce una visione più evoluta dell’illuminazione di emergenza, riconoscendo che la sicurezza non coincide sempre con l’evacuazione immediata.

L’illuminazione di area locale consente di gestire in modo controllato le prime fasi dell’emergenza, garantendo condizioni visive adeguate nelle aree in cui è necessario intervenire. Comprendere e applicare correttamente questa funzione rappresenta oggi un passaggio fondamentale per progettisti, responsabili della sicurezza e gestori di edifici complessi. La luce non è più soltanto un requisito normativo, ma diventa uno strumento attivo per proteggere persone, processi e infrastrutture.

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